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Tesi e pubblicazioni

Stefano Firrincieli
Le Pelli del Pride lgbt: frammenti di auto-etero rappresentazione.

Questa ricerca è la diaspora d’un io. Il viaggio di un soggetto. Singolare. Eurocentrico. “Deviante”. Un Uno, finito e tondo, alla scoperta estraniante e liberante dei propri selves.
In questo percorso ho criticato e scarnificato l’autorità etnografica sull’altro e la neutralità scientifica dell’osservazione partecipante attraverso gli sguardi “alieni” dei movimenti postcoloniali, postsessuali, polidentitari. Al cuore di questo transito è la pelle. Non la pelle confine chiuso e sterile dell’abitare identitario. Ma la pelle plurale e interconnessa. Pelle come margine poroso di contaminazione di sensi e istanze. Come sguardo dentro e intorno ad una nuova soggettività sincretica transitante, mossa dal divenire molteplice del pride. E il pride è la pelle di un video partecipante che esplora una diaspora del punto di vista attraverso l’evidenza delle cicatrici della rappresentazione e la centralità del posizionamento soggettivo. Nella tensione tra auto ed etero rappresentazione, tra l’io soggetto e oggetto di ricerca, corre il mio posizionamento, rivendicato nello stile e nei contenuti, di ragazzo che ama i ragazzi.
E da questo luogo identitario sulla, dentro e attraverso la pelle che irrompono le polifonie liberanti degli ii. Lo scoprirsi altro. Altri. Plurale. Ma è l’incamminarsi altrove, il migrare verso l’oltre che esprime la tensione più intensa del lavoro. Ogni verità è tradita. Ogni passo è smarrito. Ogni orma è su sabbia bagnata. Inseguo e non trovo, abito e non dimoro. Mi perdo ogni istante nello stupore di aprirmi sconfinato, plurale.

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Paolo Sutera
Corpi Sonori
Per una antropologia del videoclip

La prima parte del lavoro è stata realizzata con l’intento di costruire un quadro teorico di riferimento, in grado di mettere in risalto l’importanza della cultura visuale all’interno della metropoli comunicazionale; le strette relazioni tra corpi, flussi elettronici, segni, architetture, design, merci, diventano fondamentali in uno studio sul videoclip che nasce, prende piede e si sviluppa proprio nella cultura del consumo. L’attenzione è stata rivolta soprattutto a concetti liquidi, mobili quali: sign-flation, corpo-rebus, cultura del consumo, identità multiple, polifonia, videoscape, visualscape, bodyscape, sconfinamento, concetto quest’ultimo fondamentale nelle nuove dinamiche della disciplina antropologica, che non può più basarsi sulla fissità della tradizione, sulla staticità dei rigidi dualismi, ma deve arroventare la ricerca nei riguardi di ciò che ancora non si conosce, per cercare l’inascoltato, per mettere in continua discussione le grandi verità in un processo di ricerca senza termine, sterminato.
La seconda parte del lavoro entra nel concreto del videoclip ed è quindi dedicata all’analisi di diverse produzioni audiovisuali caratterizzate proprio dalle tematiche discusse nella precedente parte teorica del lavoro; videoclip come Stupid Girls di Pink diretto da Dave Meyers o Come to Daddy di Aphex Twin diretto da Chris Cunningham, sono particolarmente utili per approfondire i discorsi legati alle mutazioni segniche del corpo, alle relazioni tra corpi, merci e nuove tecnologie, alla carne che si fa pixel digitalizzandosi. Come ultima parte del presente lavoro è stata portata avanti una ricerca su un progetto particolarmente interessante come quello dei Tool, che sconfina affiancando alla componente audiovisuale dei propri lavori, anche quella tattile: la musica dei Tool si tocca, gli artwork ed i packaging dei loro cd pongono lo spettatore/ascoltatore davanti ad esperienze sensibili complesse, tutto diventa un territorio per sperimentazioni e mutazioni.

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Frammenti Etnografici (articolo)

Riccardo Esposito e Martina Leo

Dieci studenti/etnografi nel Mato Grosso, Brasile, ospiti presso l’aldeia Bororo di Garças per mettere in pratica quanto imparato sulle “sudate carte”. È questo il progetto elaborato dal prof. Massimo Canevacci – cattedra di Antropologia Culturale, facoltà di Scienze della Comunicazione, La Sapienza Università di Roma –, un’ idea che prende le basi dalle sue recenti ricerche aventi per oggetto la cultura Bororo e linfa vitale ne “La linea di Polvere: i miei tropici tra mutamento e autorappresentazione”. Infatti, l’opera di Canevacci ha fornito un esempio su come si può realizzare una ricerca etnografica che trovi una posizione – ovviamente mai definitiva – sia rispetto ai problemi teorici dell’antropologia contemporanea, che alle modalità di scrittura etnografica. Il lavoro svolto dal gruppo di dieci studenti selezionati si propone come un’ innovazione della didattica universitaria, e opera su due livelli: l’uscita dalle “mura” della facoltà per apprendere l’antropologia (e non solo) direttamente sul campo e l’elaborazione dell’esperienza etnografica attraverso diversi linguaggi. L’ iniziativa, in sintesi, mira a mettere in discussione la gerarchia del sapere caratteristica dell’università tradizionale, proponendo una dialettica sempre viva tra docenti e studenti.

Leggi l’intero articolo su Mediazone

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Sincretismi musicali. Il berimbau attraverso i suoi itinerari diasporici

Riccardo Esposito

Il seguente lavoro cerca di dar voce ad uno strumento musicale ancora poco conosciuto nel panorama italiano, il berimbau. Per dare maggior risalto ad ogni suo singolo aspetto ho diviso il mio lavoro in due sezioni.Nella prima, puramente teorica, cercherò di illustrare i percorsi compiuti dal mio oggetto di studio, scavando tra le radici della musica africana, dei suoi ritmi e dei suoi antenati; analizzando prima il nomadismo africano e poi quello transoceanico dell’arco musicale; incrociando le rotte delle navi schiaviste che lo hanno dislocato e i tracciati rizomatici delle sue contaminazioni poliritmiche e creole. Il tratto fondamentale di questa prima porzione di lavoro, consiste nella totale assenza del berimbau se non nelle sue forme primordiali. Infatti credo che, per meglio comprendere il suo “essere polifonico”, sia giusto prendere in esame i nomadismi e le trasformazioni che questo strumento ha compiuto nel corso degli anni. La seconda parte, prevalentemente empirica, sarà introdotta da una premessa metodologica nella quale illustrerò tutti gli aspetti tecnico – musicali di questo strumento, miscelando le nozioni reperite dalla ricerca bibliografica con i dati rilevati in prima persona, grazie alla mia autoimmersione compiuta nell’imparare a suonarlo. È giusto precisare che in questo modo, non solo sono riuscito a riposizionarmi in una prospettiva del tutto interna al suono del berimbau, ma ho avuto anche la possibilità di reperire le foto necessarie per una buona descrizione dello strumento. Considerando queste informazioni, nel capitolo riguardante l’analisi dei brani musicali, traccerò un itinerario sonoro diretto ad interpolare quei paesaggi, quei soundscape che hanno ospitato il berimbau durante il suo percorso diasporico.

Scarica l’intera pubblicazione su Anthropos

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Gruppo_Kuoiwo web tv (articolo)

Riccardo Esposito

Dall’aldeia Bororo in Mato Grosso al mercato del pesce di Tokyo, per poi passare al laboratorio artistico di Simon Yotsuya e tornare, infine, nelle aule universitarie della caserma Sani. Il gruppo di ricerca Kuoiwo della cattedra di Antropologia Culturale del prof. Canevacci, dopo quasi un anno di attività, decide di raccontarsi attraverso una web TV, Mogulus, un servizio di broadcast on line professionale adatto anche ad utenti non specializzati nel settore. Questa applicazione, infatti, permette di creare con semplicità un proprio canale TV aggregando, mixando e sottotitolando video personali e disponibili in internet (provenienti, ad esempio, da Youtube) e per trasmettere basta incollare il codice HTML nella sorgente del proprio sito. Il palinsesto della “Gruppo Kuoiwo web Tv” prevede per ora quattro aree di interesse (Aldeia di Garças, Culture eXtreme, Tokyo live!, Frammenti Etnografici) che riassumono e descrivono le molteplici esperienze di ricerca e didattiche del gruppo di studenti legati alla cattedra di Antropologia Culturale della facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza.

Leggi l’intero articolo su Mediazone

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